Avellino e provincia

Esposito: “Avellino una Città da Amministrare per garantire servizi, non ostaggio di giochi di caselle”


Con una dura nota il Movimento Italiano Disabili, con il suo responsabile campano Giovanni Esposito, interviene sullo stato politico in cui versa la città di Avellino sempre più “ostaggio” di giochi di potere che di fatto bloccano la risoluzione dei problemi. Chiara l’allusione sull’influenza che l’ex sindaco Festa continua a irradiare sull’esecutivo del primo cittadino Nargi . “Risulta essere ormai palese a tutti -scrive il presidente campano del M.I.D. Giovanni Esposito – come Avellino ancora una volta non risulta essere più una città da amministrare ma bensì una città amministrativamente parlando da gioco di caselle, proprio tipo quello che una volta era il programma televisivo condotto da Giucas il noto personaggio televisivo.

Da ormai mesi è evidente come l’impegno messo in campo dal Sindaco eletto dalla città a maggioranza Laura Nargi e la giunta da lei nominata è continuamente e sistematicamente interrotto, venendo meno la continuità amministrativa, da giochi di potere e giochi di rimpiazzi e sostituzioni all’interno della macchina amministrativa e laddove vi è proprio la gestione della cosa pubblica e del bene comune, in questo caso il miglioramento della qualità della vita dei cittadini e soprattutto le fasce più deboli della popolazione che attendono dalla politica cittadina azioni più mirate al miglioramento della qualità della loro vita. 

Di tutto questo è giunto il momento proprio e prima che sia troppo tardi che la città ne prenda veramente atto e non si lasci andare solo attraverso commenti social di parata, è giunto il momento che l’intera comunità avellinese prenda atto di come nonostante le promesse il centro per l’autismo è ancora chiuso e abbandonato a sè stesso, poche sono le opportunità di sviluppo di nuove politiche del lavoro e di integrazione verso le categorie protette, poche sono le opportunità di crescita e sviluppo di quella che una volta era ma ora non più una città che aveva tutte le possibilità e condizioni per poter emergere culturalmente, dove ad esempio la persona con disabilità non viene considerato più handicappato di ….. come è stato l’aggettivo attribuito a me di recente e non mi riferisco al caso dello stadio ma ad altro che si è concluso con una banale stretta di mano evocata, ma anche sotto ogni possibile o immaginabile aspetto”.

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