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Parola è vita

Il Commento al Vangelo della V Domenica di Pasqua di Don Adriano D’Amore

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15,1-8

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Dalla Parola alla Vita

In questa quinta Domenica di Pasqua si parla della vite e dei tralci. Non perché sia tempo della vendemmia, bensì perché è il momento in cui ciascun uomo decida di innestare la propria vita con quella di Gesù. Ciascun tralcio è destinato a portar frutto e ad essere potato. Ma solo se si è veramente uniti a Cristo si diventa utili e fruttuosi. Innestare la propria volontà, le proprie passioni e tutto il proprio essere in Cristo è garanzia di successo e salvezza per gli uomini.

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