Cronaca

DECESSO IN CAMPANIA DI GIOVANNA BIFULCO NEL 2004, LO STUDIO MAIOR SCRIVE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

Gli avvocati dello Studio Associati Maior: “Serve attenzione istituzionale su una vicenda che dura da oltre vent’anni”

Gli avvocati dello Studio Associati Maior, rappresentato dagli avvocati Pierlorenzo Catalano, Michele Francesco Sorrentino e Filippo Castaldo, con il supporto del medico legale Dott. Marcello Lorello, rendono noto che lo Studio ha inviato, per conto del sig. Giuseppe Bifulco, una lettera aperta al Presidente della Repubblica e al Ministro della Giustizia per richiamare l’attenzione su una vicenda giudiziaria che si protrae da oltre vent’anni e che, ad oggi, non ha ancora trovato un definitivo chiarimento.

Il caso riguarda il decesso della sig.ra Giovanna Bifulco, avvenuto il 3 febbraio 2004 in Campania, all’età di 40 anni, al centro di un procedimento penale già oggetto di accertamenti nel corso degli anni. In data 5 febbraio 2025, lo Studio Maior ha depositato una nuova denuncia-querela presso la Procura della Repubblica di Nola, chiedendo formalmente la riapertura delle indagini alla luce di elementi ritenuti meritevoli di ulteriore approfondimento. Secondo quanto ricostruito negli atti, la vicenda clinica avrebbe avuto inizio il 31 gennaio 2004 con sintomi apparentemente influenzali. Nonostante i ripetuti contatti con il medico di base e con i sanitari della Guardia Medica di San Giuseppe Vesuviano e Terzigno, la paziente – secondo quanto evidenziato – non sarebbe mai stata sottoposta a una visita diretta approfondita. In più occasioni, i sanitari si sarebbero limitati a prescrizioni farmacologiche, tra cui antibiotici e cortisonici, effettuate a distanza. Il 3 febbraio 2004 le condizioni della donna sarebbero precipitate fino al decesso, avvenuto presso la clinica Santa Lucia a seguito di una grave infezione generalizzata. Nel corso dei precedenti procedimenti, sia in sede penale che civile, sono emersi possibili profili di negligenza, imprudenza e omissione nell’operato sanitario. Alcune consulenze tecniche avrebbero inoltre evidenziato come l’omessa visita medica avrebbe ridotto significativamente le possibilità di sopravvivenza della paziente. Tuttavia, è stato escluso il nesso causale tra tali condotte e il decesso. Una conclusione che, secondo il sig. Bifulco, appare contraddittoria anche alla luce delle stesse valutazioni tecniche che, da un lato, riconoscono l’inadeguatezza del percorso diagnostico e terapeutico e, dall’altro, attribuiscono l’evento morte alla presunta imprevedibilità e virulenza del quadro infettivo. Nonostante la nuova iniziativa giudiziaria, ad oggi non risulta pervenuto alcun riscontro da parte dell’Autorità giudiziaria. Attraverso la lettera aperta, il sig. Bifulco – assistito dallo Studio Associato Maior – ha quindi deciso di rivolgersi alle Massime Istituzioni dello Stato, nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura, affinché venga garantita la dovuta attenzione al caso e assicurato un esame approfondito della denuncia presentata. “La vicenda non riguarda soltanto una famiglia segnata da una grave perdita – dichiarano gli avvocati dello Studio Maior – ma solleva interrogativi più ampi sull’efficacia del sistema sanitario territoriale e sulla tempestività della risposta giudiziaria. Una giustizia ritardata è, di fatto, una giustizia negata”.

“Il nostro intervento – concludono i legali – è finalizzato esclusivamente a richiamare l’attenzione delle istituzioni competenti affinché vengano svolti tutti gli accertamenti ancora possibili, garantendo al cittadino il diritto di ottenere risposte”.

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