Un focus ragionato sulla politica a partire dalla stagione dell’Ulivo ad oggi che non si hanno più stagioni, non solo metereologiche ma anche e soprattutto nella politica.
Il Partito dell’Ulivo, nato nel 1995 come coalizione di vari partiti di centro-sinistra, ha sostenuto e promosso un’agenda politica basata sulla modernizzazione, la liberalizzazione dell’economia, la lotta alla disoccupazione e la promozione dei diritti civili. Inoltre, va sottolineato, ad onore del vero che, appunto, negli anni ’90 e nei primi anni 2000, il Partito dell’Ulivo è stato uno dei principali partiti politici in Italia. A livello locale, quindi ad Avellino, il partito ha avuto un certo impatto sulla politica e sulle amministrazioni locali.
Posso affermare per aver vissuto o subito da cittadina, la politica del tempo che, nel complesso, la presenza del Partito dell’Ulivo ad Avellino ha contribuito a dare una svolta alla politica locale, cercando di affrontare i problemi più urgenti e di promuovere lo sviluppo socio-economico della città. Ma oggi si è nel baratro più totale. Questo un po’ lo scenario su cui si è interrogata l’associazione Fausto Addesa, presieduta dal Dott. Antonio Limone, che ha voluto insieme agli altri soci un convegno dal titolo: l’Irpinia e la stagione dell’Ulivo. Sicuramente un incontro per ricordare ciò che si è fatto o anche fare meglio e si poteva fare ma soprattutto cosa si vuole fare oggi? Ovvero mettere appunto, insieme, una strategia per affrontare il futuro che è in continuo mutamento e rischieremmo di restar tagliati fuori. E questa non vuole da parte mia esser demagogia e tantomeno dell’associazione Fausto Addesa. Perché – Avellino e l’Irpinia hanno bisogno di una buona amministrazione e la buona amministrazione esiste se c’è una buona politica-.

Antonio Limone apre il dibattito e seguono interventi
Antonio Limone quale presidente dell’associazione ed organizzatore del congegno esordisce col dire: “Noi siamo pronti come abbiamo sempre fatto a offrire il nostro contributo di idee e di passione civile perché questa è la nostra storia, che ci ha spinto a fondare l’Associazione dedicata al nostro amico Fausto”. Inoltre ha riassunto i motivi del confronto promosso ieri al Circolo della Stampa di Avellino sulla stagione dell’Ulivo in Irpinia. Prefazione, che fa ben intuire lo scopo ma soprattutto la missione. Di seguito riporto lo svolgimento del convegno ed i vari interventi.
Insieme con lui, nel corso del convegno moderato da Gaetano Amato, si sono confrontati Nunzio Cignarella, che da amministratore comunale del Partito popolare fu protagonista della straordinaria esperienza di centrosinistra al comune di Avellino guidata da Antonio di Nunno, e Amalio Santoro, che da segretario provinciale del Partito popolare rappresentò invece la stagione del rinnovamento sul piano politico. “Una stagione intensa ma breve – ha ricordato Antonio Limone – perché la vecchia classe dirigente di questa provincia, così aperta al rinnovamento sul piano nazionale, ma altrettanto conservatrice in Irpinia, in realtà sfruttò l’esperienza di rinnovamento che permise la vittoria elettorale nel 1995 per salvare se stessa”. Nunzio Cignarella ha ricordato come Di Nunno vinse una sfida elettorale difficilissima: “Nel 1995 non era scontato che il candidato del Partito popolare riuscisse ad arrivare al ballottaggio. Poi, dopo avere realizzato l’intesa di centrosinistra anche per la Provincia, la città premiò Di Nunno perchè lui era una persona credibile”. Soprattutto in Irpinia l’esperienza del centrosinistra nasce molto prima del 1990: già anni prima delle amministrative del ’94, dei comitati Prodi, la tensione politica dei giovani democristiani guidati da Fausto Addesa aveva contribuito ad alimentare il confronto ed il dialogo con le giovani generazioni dei socialisti e dei comunisti, in coerenza con la cultura politica dei cattolici democratici, nel segno dell’insegnamento di Aldo Moro.
“Non abbiamo mai voluto abbattere chi c’era prima il concetto di guerra non ci è mai appartenuto – ha spiegato Amalio Santoro – Per un momento abbiamo pensato che la vecchia classe dirigente avesse compreso che era giunto il momento di cedere il passo, siamo stati forse ingenui, ma abbiamo cristianamente privilegiato anche un senso di gratitudine ed è andata come è andata: ricordiamo che nel 1999 il Comitato provinciale del Ppi votò per la non ricandidatura di Antonio Di Nunno”.
Da ieri a oggi “Mi chiedo quale deriva anche antropologica hanno subito questa provincia e questa città che pare in preda ad una deriva alcolica”, ha concluso Santoro.
“Non mi candido perché in politica si viene candidati e perché il centrosinistra ha innanzitutto bisogno di un programma; siamo ancora in tempo per rimetterci in sesto e lavorare alla città del futuro”: sono le parole di Antonio Limone che ha aggiunto: “Conosco bene tutta questa città, dal centro alle periferie, a tutte le sue contrade, quelle che custodiscono la ruralità, meglio ancora la sua identità in grado di proiettarci nel futuro. Questa città vuole tornare ad avere un ruolo nella Regione, ma soprattuto ha bisogno di garantire lavoro e futuro ai nostri giovani che vanno via. Se continua così rimarremo soli e vecchi. Ci stiamo impoverendo e andiamo ad applaudire tutti sotto i palchi pensando che la forza ci viene dai concerti musicali ma non è così. Va chiusa la banda e va iniziata un’altra storia”.
