Umiliati, spesso accusati ingiustamente di violenze inesistenti, allontanati dai propri figli e ridotti sul lastrico dalle ex mogli.
In Italia moltissimi padri separati cadono in miseria, in depressione e circa 200 ogni anno si tolgono la vita; tutto ciò nel silenzio totale, perché nessuno parla di loro.
Si parla tanto di femminicidio e di violenza sulle donne, ma esiste una piaga altrettanto terribile, un fenomeno ignorato sia dai mass media che dalla politica: la solitudine e la depressione dei genitori maschi allontanati dai propri figli. Dopo sentenze di separazioni e divorzi molti uomini si ritrovano senza casa, senza soldi, senza più poter vedere la propria prole e distrutti dalle ex mogli, che iniziano un processo di denigrazione della figura paterna agli occhi dei bambini. Lasciati soli e senza più voglia di vivere, alcuni di loro decidono di farla finita.
E nonostante questo numero spaventoso di morti volontarie (chiamati in gergo “patricidi”), ci sono addirittura movimenti di femministe che arrivano perfino a negare tutto ciò. Perché non si riesce a far aprire gli occhi su queste situazioni? “Manca non solo l’accorgimento che i padri soffrono per la separazione dai figli, ma anche la possibilità di chiedere a un bambino con quale genitore vorrebbe continuare a vivere. Anche i bambini soffrono l’impotenza di non poter scegliere, ma le madri hanno sempre la meglio, mentre gli uomini devono sempre dimostrare di essere brave persone. Ridotti a meri bancomat, costretti ad adempiere, anche oltre misura, le richieste economiche delle madri dei propri figli per non vedersi negare il diritto di stare con loro e di vivere la loro paternità.
Si grida allo scandalo se coppie gay vogliono adottare un bambino perché mancherebbe la doppia figura, improvvisamente questo non è più un problema quando una coppia si separa, improvvisamente l’unica figura di cui il bambino ha bisogno sembrerebbe essere la madre e così non è. Entrambe le figure sono importanti e contribuiscono alla crescita e allo sviluppo della personalità dei bambini, anche se non si è più una coppia si resta genitori per sempre.
Purtroppo sia la magistratura che le forze dell’ordine, agiscono a senso unico verso la parte femminile e l’uomo si trova spesso abbandonato a sè stesso costretto ad estenuanti lotte, sia morali, psicologiche che economiche per vedersi riconosciuto il diritto di essere padre, quel diritto che spesso si ferma al solo aspetto economico che porta alla luce uno vecchio schema sociale del rapporto uomo donna, l’uomo provvede alla parte economica e la donna all’accudimento dei figli. Ma non è così i padri costruiscono ed amano i loro figli esattamente come le madri e non sono solo un contributo economico ma fonte di affetto e di confronto per i figli, maschio o femmina che sia.
Non esistono sul nostro territorio associazioni che si battono per i diritti dei padri separati ma come dico sempre noi avvocati abbiamo un ruolo importante quando si parla di diritto di famiglia, abbiamo l’obbligo di mediare e di fare un modo che la separazione sia civile ma soprattutto assicurarci che i diritti genitoriali di entrambi i coniugi siano assolutamente in pari misura tutelati. Da anni combatto per questo, bisognerebbe avere dei parimenti centri per violenza psicologica sugli uomini, per contrastare queste vere e proprie violenze create da certe donne.
Purtroppo dalle nostre parti non c’è nulla di tutto questo. Esistono delle associazioni, ma sono ancora diffuse in maniera molto sparuta, a nicchia, forse c’è qualcosa nel Milanese, ma sicuramente hanno influenze e poteri limitatissimi in confronto a quelli che, invece, hanno i centri anti-violenza contro le donne”.
Una volta separati, spesso gli uomini diventano un nemico da abbattere ad ogni costo, a volte anche con false denunce per violenza che sono un’offesa alle tante donne che la violenza la subiscono davvero.
Questa mentalità anti-maschile sembra non solo radicata a livello legislativo e giudiziario, ma ormai anche a livello di cultura di massa. Ci sono davvero realtà dove la donna subisce violenze da parte degli uomini, ma accade anche l’opposto. Però c’è molta più ‘moda’ nel raccontare dell’uomo violento e cattivo che picchia la donna.
Non c’è mai lo stesso clamore e scandalo in casi antitetici, come quello a Brindisi dell’uomo che è stato sfigurato dalla moglie che gli ha gettato dell’acido in faccia: queste notizie vengono minimizzate o addirittura ignorate dai mass media nazionali”.
E poi c’è la tragedia dei padri separati che si tolgono la vita, perché vengono talmente ridotti in miseria dalle ex mogli che non riescono più a tirare a fine mese e non vedono più i loro figli.
Mi sento di dire, al lettore maschio che si sta separando o che sta pensando di separarsi, suggerirei di tutelarsi in tutto e per tutto; alla lettrice donna direi meno odio e rancore, perché l’odio e il rancore sfogati sull’ex partner inevitabilmente finiscono addosso anche ai figli. E questa è la cosa peggiore perché pagano un conto che non hanno mai chiesto e che non hanno l’obbligo di pagare; quell’uomo o quella donna che con la separazione si odia resta pur sempre la persona con cui si è concepito un bambino che è e resterà vostro figlio.

