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L’unione fa la forza, o quasi.

“Il tutto è più della somma delle singole parti” recita una citazione della teoria della Gestalt, una scuola di psicologia sperimentale di Berlino. Questa teoria aiuta a comprendere le dinamiche che si celano dietro la percezione visiva e come viene trasformato ciò che si vede per semplificare il lavoro dei neuroni. A queste semplificazioni bisogna però prestare attenzione, perché sono le stesse che creano le cosiddette illusioni ottiche (in foto). Per fare un esempio simile: una melodia è tale perché esprime l’insieme delle note che la compongono, ha una propria struttura indipendente dalla successione dei suoni e se si cambia la tonalità, rimane la stessa. Quindi la melodia è qualcosa di diverso dalle note, anzi si può dire che è la relazione che esiste tra le note.

Ora, ad un livello ancora più concreto, estendiamo questo ragionamento ad un territorio ampio e con particolari caratteristiche, come la città di Montoro. La storia ci consegna uno spaccato di un territorio strutturalmente slegato, costruito pezzo dopo pezzo, strada dopo strada, da chi in un modo o nell’altro ha conquistato queste terre di passaggio. Quello che ne è venuto fuori è un insieme sparso di zone in una vallata circondata dai monti, collegate da strade e viuzze a volte sconosciute agli stessi montoresi, ma che in un modo o nell’altro condividono una storia comune di vita rurale e di sviluppo demografico.

La città entra nel decimo anno dalla fusione dei comuni che avrebbe dovuto portare dei benefici cui solo cittadine più numerose potevano accedere; dieci anni dal momento in cui si è sognata una comunità unica, unita, con più servizi e meno disagi, che si trasformasse in quella melodia che alcuni già sentivano, per esaltare la forza di quella storia comune. Eccola in agguato, la semplificazione.

L’unione formale di una comunità ancora così frammentata ha veramente rafforzato il legame di chi questi territori li vive? Si può parlare di un territorio percepito come unico e che ha gli stessi bisogni e necessità, ma quanta attenzione si è posta alla relazione tra le persone e tra le frazioni? Perché senza la relazione tra le note, è difficile percepire la melodia.

Il punto di svolta probabilmente sarebbe riuscire ad esaltare quell’unione culturale e sociale che già esiste e che è difficile accettare, a maggior ragione se per imposizione. Altrimenti si crea una condizione simile al triangolo di Gaetano Kanizsa (in foto): sembra evidente come nell’immagine sia contenuto un triangolo di colore bianco sovrapposto ad uno nero, con ai vertici tre cerchi neri, ma quel triangolo in effetti non c’è.

Si continuerà a fissare l’attenzione sui singoli elementi, o si cercherà finalmente di delineare i contorni del triangolo?

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