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Lucy Salani, l’unica trans sopravvissuta ai lager

La notizia della morte a quasi 99 anni di Lucy Salani, attivista nota come l’unica transessuale italiana sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti, ha rattristato tanti italiani. A darne notizia è stato il fondatore dei Sentinelli e consigliere regionale lombardo Luca Paladini. Nata come Luciano Salani a Fossano, nel 1924, era cresciuta a Bologna come uomo omosessuale. Antifascista, dopo aver disertato sia l’esercito fascista italiano che quello nazista, è stata deportata a Dachau nel 1944.

La sua storia è diventata nota negli anni dopo il 2010, grazie al lavoro della scrittrice e regista Gabriella Romano, che le ha dedicato due opere. Salani è considerata l’unica persona transgender italiana ad essere sopravvissuta alle persecuzioni fasciste e naziste.

Giovinezza sotto il fascismo

Lucy Salani è nata nel 1924 a Fossano, comune piemontese, due anni dopo l’arrivo al potere di Benito Mussolini La famiglia, d’origine emiliana, era antifascista. Negli anni seguenti, Salani si è trasferita con la famiglia a Bologna. Percepita come un “ragazzo differente”, Salani è stata rifiutata dal padre e dai suoi fratelli.  Sotto le minacce dei fascisti, ha dovuto tenere nascoste le sue relazioni omosessuali.

Seconda guerra mondiale

Richiamata in servizio dall’esercito italiano nell’agosto del 1943, Lucy Salani ha cercato di scamparne dichiarandosi omosessuale, senza riuscirci. È stata quindi mandata in artiglieria. Ha disertato poco dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943,  tornando a Bologna e ritrovando i propri genitori sfollati a Mirandola.Temendoli in pericolo a causa della propria diserzione, ha abbandonato la clandestinità e, costretta a unirsi ai fascisti o ai tedeschi, si è unita all’esercito nazista a Suviana, dove è stata destinata alla lotta antiaerea. È riuscita a disertare anche l’esercito nazista, buttandosi nell’acqua gelida e scappando dall’ospedale di Bologna in cui era stata ricoverata per una conseguente polmonite. Successivamente è vissuta a Bologna come prostituta, avendo come clienti diversi ufficiali tedeschi. Durante uno di questi incontri, la polizia ha fatto irruzione nell’albergo in cui si trovava con uno di questi e l’ha fermata, scoprendo così della sua diserzione.Successivamente, è stata rinchiusa nella cantina di un casolare nei pressi di Padova, dalla quale era riuscita a scappare grazie a una serratura difettosa, per poi essere ricatturata poco dopo a Mirandola.  A questo punto, dopo una permanenza nel carcere di Bologna e in quello di Modena, è stata portata a Verona per essere processata dai tedeschi. Condannata a morte, ha chiesto la grazia ad Albert Kesselring, riuscendo a ottenerla: la condanna è stata tramutata in lavori forzati in un campo di lavoro a Bernau, nella Germania meridionale, dove venivano fabbricati componenti dei razzi V1 e V2. Anche dal campo di lavoro è riuscita a scappare, insieme a un altro prigioniero, rimasto successivamente ucciso dai tedeschi nel tentativo di fuga. Arrivata in treno fino al confine tra l’Austria e l’Italia, viene qui scoperta e catturata

Successivamente, è stata deportata al campo di concentramento di Dachau, in quanto disertrice dell’esercito tedesco, e contrassegnata con il triangolo rosso, destinato a prigionieri politici e a chiunque avesse disertato l’esercito. È sopravvissuta per sei mesi nel campo, fino alla liberazione da parte delle truppe americane nell’aprile del 1945, quando aveva vent’anni. Il giorno della liberazione, è anche sopravvissuta a una fucilazione per opera dei nazisti, durante la quale è stata ferita a un ginocchio. I soldati americani l’hanno ritrovata viva tra i cadaveri.

“Sono stato bambino, figlio e figlia, soldato, disertore e prigioniero, madre, prostituta e amante. Ma qualsiasi persona sia stata, posso dire con convinzione di essere stata sempre me stessa”. 

 Esempio di chi con forza a dispetto di tutto e tutti è sempre stata se stessa, ciao Lucy!

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