Nel Mediterraneo, dove le onde dovrebbero trasportare speranza, il governo italiano ha scelto di affondare la dignità. La Flotilla per Gaza, composta da oltre cinquanta imbarcazioni cariche di aiuti umanitari, è stata bersaglio di una campagna di delegittimazione feroce da parte dell’esecutivo Meloni. La premier, con toni sprezzanti e arroganti, ha definito l’iniziativa “gratuita, pericolosa e irresponsabile”. Un attacco frontale non solo agli attivisti, ma all’idea stessa di umanità.
Meloni, Tajani, Crosetto: il tridente dell’ipocrisia.
Giorgia Meloni, da Copenaghen, ha sostenuto che la Flotilla non avrebbe portato “alcun beneficio al popolo palestinese” e solo “disagi agli italiani”. Un’affermazione cinica, che ignora il carico di medicinali, viveri e speranza che quelle navi trasportavano.
Antonio Tajani, ministro degli Esteri, ha parlato di “limite delle acque internazionali… ma fino a un certo punto”, lasciando intendere che la legalità può essere piegata a seconda delle convenienze geopolitiche.
Guido Crosetto, ministro della Difesa, ha ringraziato il governo israeliano per il rilascio degli attivisti italiani, come se fosse un favore e non un diritto. Ha circondato le barche con la Marina militare, non per proteggerle, ma per controllarle, per soffocare la loro missione.
Se non fossero stati abbordati la Flotilla avrebbe potuto consegnare tonnellate di aiuti umanitari direttamente alla popolazione di Gaza, bypassando i canali politicizzati e spesso bloccati e aprire un corridoio marittimo permanente, come richiesto dagli attivisti, per garantire un flusso costante di soccorso e oltretutto lanciare un messaggio globale di solidarietà civile, dimostrando che la società civile può agire dove i governi falliscono.
Ma il governo Meloni si è distinto per una collaborazione sistematica con Israele, anche quando lo Stato ebraico è accusato di crimini contro l’umanità. Dall’inizio dell’offensiva su Gaza, oltre 60.000 civili palestinesi sono stati uccisi, di cui più di 20.000 bambini. E mentre le bombe cadevano, l’Italia invece di condannare il genocidio del popolo Palestinese ha rafforzato i legami militari con Israele, senza mai condannare apertamente l’uso sproporzionato della forza.
Ha permesso il transito di navi commerciali israeliane nei porti italiani, come denunciato da sindacati e attivisti ha consentito le vacanze in Sardegna di militari dell’IDF e ha criminalizzato la solidarietà, trattando gli attivisti come disturbatori, invece che come portatori di pace.
Una vergogna internazionale.
La Flotilla ha diffidato formalmente Meloni, Tajani e Crosetto. Ha denunciato le minacce israeliane di affondamento e ha chiesto ai governi europei di intervenire. Ma l’Italia ha preferito la retorica della sicurezza alla giustizia, la propaganda bellica alla diplomazia, il servilismo geopolitico alla sovranità morale.
Come se non bastasse tutto questo la Presidente del Consiglio si e scagliata anche contro gli studenti universitari, contro coloro che hanno occupato le facoltà in solidarietà con Gaza. In un’intervista, ha definito gli attivisti “figli di papà dei centri sociali” e ha lamentato che le forze dell’ordine “devono perdere tempo con questi provocatori” che “hanno sostituito la bandiera dell’Europa con quella della Palestina”.
Una dichiarazione che rivela disprezzo per il pensiero critico, per la partecipazione democratica, per il diritto alla protesta. Meloni non ha risposto alle richieste degli studenti — cessate il fuoco, rottura dei rapporti con Israele, fine del genocidio — ma ha preferito insultare, semplificare, delegittimare.
L’UDU (Unione degli Universitari) ha risposto con fermezza: “La presidente evita accuratamente di nominare ciò che sta muovendo la nostra generazione e mentre si guarda il dito — i blocchi, gli striscioni, i cori — si ignora la luna: un movimento reale, determinato, in espansione. Che non si fermerà”.
Le parole di Giorgia Meloni contro la Flotilla e contro gli studenti sono state pronunciate in conferenze stampa, interviste ufficiali e comunicati istituzionali. Non sono travisamenti: sono il ritratto fedele di una premier che disprezza la solidarietà e teme il pensiero critico.
I dati sulle vittime palestinesi provengono da agenzie internazionali, ONG, medici sul campo. Non sono “propaganda”: sono cadaveri, bambini, famiglie distrutte.
Le azioni del governo italiano sono documentate da atti ufficiali, tracciati pubblici e testimonianze dirette.
Chi vuole negare, minimizzare o giustificare, lo faccia pure. Ma sappia che lo fa contro la verità, contro la giustizia, contro la storia.
L’intervento armato del governo israeliano contro la Flotilla in acque internazionali costituisce una violazione flagrante della Convenzione di Montego Bay sul diritto del mare, che tutela la libertà di navigazione e vieta l’abbordaggio di navi civili da parte di Stati terzi. A questo si aggiunge la violazione dello Statuto di Roma, che definisce come crimini contro l’umanità gli atti di persecuzione, privazione intenzionale di accesso agli aiuti, e attacchi contro civili.
Infine, l’articolo 4 del codice penale italiano stabilisce che i cittadini italiani all’estero sono tutelati dalla giurisdizione nazionale in caso di reati contro la persona. Ebbene, il governo italiano non ha difeso i propri cittadini, anche difronte all’arresto, la detenzione e la criminalizzazione di attivisti pacifici.
Spero che le organizzazioni giuridiche internazionali abbiano il coraggio di sporgere denuncia contro il governo italiano presso la Corte Penale Internazionale, per complicità attiva in crimini contro l’umanità e per aver tradito il mandato costituzionale di tutela dei diritti fondamentali. E una volta fatto questo speriamo che abbiano il coraggio di dimettersi. Mera Utopia oggi… Sicuramente però ne renderanno conto alla storia.
