Salerno e provincia

La Fondazione Angelo Vassallo si costituisce parte civile nel processo per la distruzione della falesia nel Comune di Marina di Camerota

Il presidente Dario Vassallo: “Perché il Parco Nazionale del Cilento, il Ministero dell’Ambiente, Italia Nostra, il Comune di Ascea e gli altri Comuni limitrofi non si sono costituiti? Un silenzio e un menefreghismo inaccettabili che coprono l’illegalità”

Il rinvio al 19 ottobre dell’udienza filtro presso il Tribunale di Vallo della Lucania, relativa all’esplosione della falesia di Marina di Camerota, non ferma l’impegno della Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore. La Fondazione ribadisce la necessità di fare piena luce su quanto accaduto nel 2023 e sull’uso di tritolo in un’area protetta del Parco Nazionale del Cilento, sito SIC e patrimonio Unesco. La Fondazione ha formalmente richiesto di costituirsi parte civile nel procedimento penale che vede imputato il sindaco Mario Salvatore Scarpitta, accusato di aver eseguito opere senza le necessarie autorizzazioni. Ma ciò che desta maggiore preoccupazione è la qualificazione del reato: mentre alcune associazioni ambientaliste chiedono che si proceda per disastro ambientale (art. 452-bis c.p.), la difesa tenta di ridurre il fatto a una semplice violazione paesaggistica (art. 181 Codice dei Beni Culturali), con sanzioni minime rispetto alla gravità dell’atto.

“Quanto accaduto alla falesia di Marina di Camerota è un atto gravissimo, un oltraggio al territorio, alla legalità e al buon senso. Ma ciò che più indigna è il silenzio assordante e la totale assenza di partecipazione al processo da parte del Parco Nazionale del Cilento, di Italia Nostra, del Ministero dell’Ambiente, del Comune di Ascea e degli altri comuni limitrofi. Perché non si sono costituiti parte civile? Perché questa indifferenza verso una distruzione così evidente?”, si chiede Dario Vassallo, Presidente della Fondazione.

“Il silenzio di queste istituzioni equivale a un menefreghismo che permette alla ‘casta’ dei sindaci di proteggersi a vicenda, anche calpestando la legge. La Fondazione Angelo Vassallo non ci sta: continueremo a lottare perché venga fatta piena luce, venga riconosciuto il danno ambientale e culturale, e perché chi ha permesso questa devastazione risponda delle proprie responsabilità”, conclude Vassallo.

L’udienza del 19 ottobre sarà decisiva per l’ammissione delle costituzioni di parte civile e per la qualificazione giuridica del reato. La Fondazione auspica che la giustizia non si limiti a sanzionare una violazione amministrativa, ma riconosca in pieno il danno inflitto a un patrimonio naturale, storico e culturale di inestimabile valore.

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