L’integrazione forzata dell’intelligenza artificiale nei servizi di Meta finisce al centro di un’interrogazione parlamentare. L’assistente virtuale Meta AI è ormai parte integrante delle piattaforme di messaggistica più diffuse – WhatsApp, Messenger e Instagram – ma la sua presenza non passa inosservata. In particolare in Europa, dove crescono le preoccupazioni per l’impossibilità da parte degli utenti di disattivare completamente questa funzione.
La questione è approdata direttamente a Bruxelles grazie all’intervento della parlamentare slovacca Veronika CifrováOstrihoňová, membro del partito Slovacchia Progressista. Con una dura presa di posizione, ha chiesto alla Commissione Europea di fare chiarezza sull’eventuale incompatibilità tra l’integrazione obbligata dell’AI di Meta e le normative comunitarie sulla protezione dei dati personali.
“Non è accettabile che una funzionalità così invasiva venga attivata di default, senza dare agli utenti la possibilità di scegliere”, ha dichiarato l’europarlamentare, evidenziando i possibili rischi per la privacy e il controllo delle informazioni personali.
L’azienda guidata da Mark Zuckerberg sostiene che Meta AI sia un strumento opzionale, e che non intercetti i messaggi privati su WhatsApp. Tuttavia, desta preoccupazione l’utilizzo dei contenuti pubblici pubblicati su Facebook e Instagram per il training dell’algoritmo, una pratica che solleva interrogativi in merito alla trasparenza e al consenso informato degli utenti.
Il tema si inserisce in un contesto più ampio: quello della recente entrata in vigore dell’AI Act, il regolamento europeo che disciplina lo sviluppo e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Se l’assistente AI di Meta non permette un’opzione di disattivazione completa, potrebbe rappresentare una violazione diretta di tali normative.
Una versione “light” per l’Europa, ma non basta
Per adeguarsi alle richieste dell’UE, Meta ha già implementato alcune limitazioni nella versione europea del suo assistente: non è possibile generare immagini, non viene mantenuta alcuna memoria delle conversazioni precedenti e la funzione per evocarlo nelle chat tramite “@Meta AI” è stata rimossa. Tuttavia, la presenza dell’assistente rimane attiva e integrata nelle app, anche se in forma ridotta.
Joshua Breckman, responsabile delle comunicazioni globali di Meta, ha difeso la scelta del colosso tech, paragonando l’intelligenza artificiale ad altre funzionalità accessorie già presenti sulle piattaforme, e ribadendo l’impegno per la tutela della privacy.
L’interrogazione presentata all’Europarlamento rappresenta più di un semplice richiamo. La risposta della Commissione potrebbe infatti creare un precedente legale e normativo che ridefinirebbe il rapporto tra utenti, privacy e nuove tecnologie.
Nel frattempo, milioni di utenti europei continuano a interagire – volenti o nolenti – con un assistente AI che non si può veramente disattivare. Una condizione che pone al centro del dibattito il diritto alla scelta e la necessità di maggiore trasparenza da parte dei giganti del web.
In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale diventa sempre più presente nella vita quotidiana, l’Unione Europea si trova davanti a un bivio: regolare davvero l’innovazione o lasciare che siano le aziende a decidere i confini della tecnologia.
