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Commercio al dettaglio: crollo verticale, meno 10mila imprese in 3 mesi. Confesercenti: “Desertificazione commerciale, serve un piano d’azione”

Le vetrine si spengono, i pacchi aumentano: il commercio al dettaglio in Italia vive una fase di profonda trasformazione, con la crescita esponenziale dell’e-commerce che si contrappone alla chiusura di migliaia di negozi fisici. Un trend che emerge con forza dai dati di Confesercenti, che fotografano un primo trimestre 2024 allarmante per il settore: nel dettaglio, sono scomparse 9.828 imprese del commercio al dettaglio, con un saldo negativo di -17.243 unità tra aperture e chiusure.

Le cause: migrazione online, desertificazione commerciale e difficoltà per le neoimprese

Le ragioni di questa emorragia sono diverse e complesse. Da un lato, pesa la concorrenza sempre più agguerrita da parte dei giganti dell’e-commerce, che spesso operano a livello internazionale e sfuggono al fisco nazionale. Dall’altro, si assiste ad una vera e propria desertificazione commerciale, con la chiusura di negozi di vicinato che impoveriscono il tessuto sociale ed economico dei territori. A questo si aggiunge il contesto sfidante per le nuove imprese, che faticano ad emergere in un mercato dominato dai grandi player e ostacolato da burocrazia e costi elevati.

Le regioni più colpite: Campania, Lombardia e Lazio

La desertificazione commerciale colpisce tutto il territorio nazionale, ma alcune regioni soffrono più di altre. I dati di Confesercenti mostrano che i saldi negativi più alti si registrano in Campania (-1.225 imprese nel trimestre), Lombardia (-1.154) e Lazio (-1.063).

Mentre i negozi fisici chiudono, le consegne di acquisti online esplodono: si stima che nel 2024 raggiungeranno i 734 milioni a livello nazionale, con un incremento di quasi dieci volte rispetto al 2013. Un dato che evidenzia il cambiamento epocale nelle abitudini di consumo, sempre più orientate verso la comodità e l’immediatezza dell’e-commerce.

L’erosione fiscale: 5,2 miliardi di euro persi dal 2014

La contrazione del commercio al dettaglio ha un impatto diretto anche sul gettito fiscale. Con la scomparsa di negozi, si riduce la base imponibile per tasse come Irpef, Tari, Imu e Irap. Secondo Confesercenti, negli ultimi dieci anni il fisco italiano ha perso oltre 5,2 miliardi di euro a causa di questa desertificazione commerciale.

Il quadro che emerge è preoccupante, ma non privo di spiragli di luce. La sfida per il futuro è quella di ripensare il ruolo del commercio al dettaglio, adattandolo alle nuove esigenze dei consumatori e valorizzando le specificità dei negozi fisici. In questo scenario, l’innovazione tecnologica e la multicanalità possono rappresentare strumenti chiave per il rilancio del settore

Per invertire la rotta è necessario un impegno concreto da parte di istituzioni, associazioni di categoria e operatori del settore. Serve un piano d’azione che sostenga le imprese esistenti e faciliti la nascita di nuove, valorizzando al contempo le specificità dei territori e incentivando un modello di commercio più sostenibile e resiliente.

Il futuro del commercio al dettaglio è incerto, ma le potenzialità per un rilancio ci sono. Un rilancio che passa per la capacità di innovare, adattarsi e valorizzare le specificità di un settore che, nonostante le difficoltà, continua a svolgere un ruolo fondamentale nell’economia e nella società italiana.

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