Dal pizzo entrate per oltre 70mila euro al mese per pagare gli affiliati e le famiglie dei detenuti
Nella notte i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna hanno eseguito 17 misure cautelari nei confronti di altrettanti affiliati al clan della 167 di Arzano. Le accuse, a vario titolo, vanno dall’associazione di tipo mafioso, all’estorsione continuata e aggravata, dalla detenzione e porto illegale di armi all’omicidio volontario. Tra questi anche quello di Rosario Coppola, imbianchino, incensurato ucciso lo scorso 4 febbraio mentre rientrava a casa da una giornata di lavoro. Viaggiava su una Smart bianca, stesso colore e prime due lettere della targa uguali a quelle di un boss del clan. Una coincidenza fatale. Le indagini hanno appurato diversi episodi di imposizione del pizzo a commercianti e imprenditori, mensilmente e durante le feste comandante. Un giro di affari ricostruito per oltre 70mila euro al mese, soldi che venivano utilizzati anche per sostenere economicamente gli affiliati e le famiglie dei detenuti. Tra le persone raggiunte dalle misure cautelari ci sono anche i vertici dell’organizzazione che, pur dal carcere, avrebbero continuato a impartire ordini ai sodali rimasti liberi.
