Il perché della benedizione degli animali e dei falò
Altri Santi: San Marcello; San Giuliano Saba, San Roselina
Antonio nacque presso Eraclea (Egitto Superiore) nel 251 da nobili genitori, ricchi e timorati di Dio, i quali si presero grande cura di educarlo cristianamente. A soli diciotto anni li perdette, rimanendo egli custode di una piccola sorella e possessore di considerevoli ricchezze. Ma la voce di Dio non tardò a farglisi sentire, era orfano da appena sei mesi, quando in chiesa sentì leggere le parole di Gesù: « Se vuoi essere perfetto, vendi quanto hai, e dallo ai poveri, così avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi ». La sua vita è stata scandita dalla solitudine, dal digiuno e dal lavoro. Si ritirò nel deserto, dove ha anche combattuto contro le tentazioni del demonio, scegliendo la via dell’ascesi e della preghiera. Ad Antonio si deve la costituzione di famiglie di monaci che, sotto la guida di un padre spirituale, si consacrarono al servizio di Dio.
Sant’Antonio e la benedizione degli animali
E’ solitamente raffigurato con accanto un maiale con al collo una campanella. Tale rappresentazione iconografica è legata al fatto che l’antico Ordine ospedaliero degli “Antoniani” allevava maiali all’interno dei centri abitati poiché il grasso di questi animali veniva usato per ungere gli ammalati colpiti dall’ergotismo. Tale morbo venne poi chiamato “il fuoco di Sant’ Antonio”. Nel giorno della sua festa liturgica, si benedicono le stalle e si portano a benedire gli animali domestici. Nell’iconografia è associato a Sant’Antonio anche il bastone degli eremiti a forma di T, la “tau”, ultima lettera dell’alfabeto ebraico.
La leggenda del furto del fuoco
Una diffusa leggenda narra che Sant’Antonio, mosso a compassione per l’umanità priva del fuoco, decise di recarsi negli inferi per sottrarlo al demonio e donarlo agli uomini. Accompagnato dal suo inseparabile maialino e dal bastone di ferula, riuscì nell’impresa: mentre il maialino distraeva i demoni, Sant’Antonio avvicinò il suo bastone alle braci infernali, che, grazie alle proprietà della ferula, si incendiò senza consumarsi. Tornato sulla terra, portò il fuoco all’umanità, simbolo di luce e calore
Tutti coloro che hanno a che fare con il fuoco, quindi, vengono posti sotto la protezione di sant’Antonio, in onore del racconto che vedeva il Santo recarsi all’inferno per contendere al demonio le anime dei peccatori. È invocato contro la peste, lo scorbuto, i morbi contagiosi e appunto l’herpes zoster è il “fuoco di Sant’Antonio”. I colpiti da questa affezione si recavano in pellegrinaggio presso Arles, dove stavano le reliquie del santo. Fu necessario costruire per loro un ospedale, il quale fu retto da religiosi che avevano come insegna la tradizionale gruccia a forma di “T”, attributo del santo. Costoro, per mantenersi, allevavano maiali che vagavano per le strade nutriti dalla carità pubblica, il grasso di questi maialini, infatti, veniva usato per curare il “fuoco di Sant’Antonio” e il meno invasivo herpes zoster. Quando le ordinanze ecologiche vietarono la libera circolazione delle bestie, fu fatta un’eccezione per questi suini purché distinguibili da una campanella. Per questo il santo è raffigurato con un maialino; da qui la sua protezione su tutti gli animali domestici.
Auguri a quanti festeggiano oggi
