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Montoro: dal medioevo all’epoca moderna, tra immobilismo e spiragli di cambiamento

Il Medioevo è quel periodo della Storia che va dal 500 al 1500 d.C. Inizia convenzionalmente con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e si conclude con la scoperta delle Americhe: un periodo di crollo demografico,  deurbanizzazione e migrazioni di massa. Per quanto sembri una descrizione dell’epoca contemporanea, si è ben lontani dall’azzardare un’analisi della condizione geopolitica mondiale in continuo e disarmante mutamento; quello che può risultare utile è provare a fare collegamenti “locali”.

Il parallelismo viene reso al meglio da uno degli elementi principali di quel tempo: le corti regie dei sovrani. Dall’enciclopedia Treccani: “con il termine corte […] si intende il seguito di nobili, familiari, servitori e artisti che viveva con il sovrano nei grandi palazzi e castelli reali. […]”. Queste rappresentavano il fulcro della vita amministrativa e burocratica dei feudi e la gestione di ogni aspetto era in capo a diverse figure: duchi, marchesi, visconti, conti, connestabili, guardasigilli, referendari, e così via. Niente a che vedere con l’oggi, forse per la difficoltà di trovare personale adeguato – che purtroppo si sa, i giovani d’oggi non hanno voglia di fare niente!1!

Benvenuti nell’epoca moderna, al tempo dei social network, dove maestri di corte nell’ombra tirano le fila  senza la minima intenzione di mollare l’osso; menestrelli millantano imprese del sovrano di turno al suono di continui evviva, ma sempre attenti a tutelare prima di tutto sé stessi; saltimbanco che di anno in anno passano da una corte all’altra senza il minimo pudore di cambiare vestigia; giullari mascherati che inscenano pubbliche umiliazioni immolandosi a paladini della giustizia fai da te, a patto di partecipare all’avvento del prossimo (riciclato) sovrano.

Insomma, quello a cui assistiamo a Montoro non è dissimile da ciò che accadeva nell’Europa feudale, dominata da tanti signorotti locali con altrettante numerose corti. Quale paragone migliore per la penosa situazione in cui versa la nostra Terra di Mezzo con i suoi feudi: a dominare le scene, ancora una volta sono i frazionamenti, le divisioni, le opposizioni, in mezzo a grandi e piccoli gruppi di interesse. Le cosiddette èlites.

È oramai evidente che questa organizzazione non sta portando alcun beneficio: opere incomplete ovunque, nessuna frazione esclusa; servizi inesistenti, piazze e strade vuote, abbandono del territorio da parte delle giovani generazioni. L’unica certezza è il protagonismo svergognato di una “classe dirigente”, se così la si vuole definire, incapace di incidere con l’azione amministrativa ma che imperterrita continua ad accentrare e conservare potere a discapito di competenze ed educazione istituzionale. Il tutto condito da un annichilimento del dibattito pubblico, che si confonde nel sensazionalismo da social network in cui sembra che ci sia sempre chi la sa più lunga.

A proposito di gruppi di potere, Gaetano Mosca, uno dei più importanti Sociologi italiani del Novecento, con la “teoria delle èlites” provò a spiegare come nella relazione tra questi gruppi e la massa, la seconda fosse destinata a soccombere “per un semplice discorso quantitativo: formate da un numero ristretto, al loro interno la comunicazione e quindi l’organizzazione risulta più facile”; inoltre “[…] i gruppi di potere, essendo tesi alla conservazione della posizione ai vertici della società, sono per natura ostili ad ogni forma di innovazione e cambiamento” (Mosca, 1968). Poche speranze. Vilfredo Pareto invece, forse il più illustre esponente di questa scuola di pensiero, con maggiore ottimismo riconosce una corrispondenza fra circolazione di èlites e cambiamento sociale: ad ogni epoca emergerebbe una minoranza di persone che sono più in grado di interpretare e guidare le esigenze della società in quell’epoca specifica.

Il Medioevo è stato da molti considerato un’epoca buia della società umana, ma da altri è stato indicato come un periodo di fortissima spinta che ha portato al Rinascimento. Ecco, forse è proprio ciò che sta accadendo adesso, con la miriade di rapidi e inaspettati cambiamenti che stanno interessando il mondo dopo la pandemia: si creano nuovi spazi e opportunità per far emergere visioni, personaggi, alternative che soppiantino una volta per tutte chi prova ad affrontare le sfide del presente con gli stessi strumenti di vent’anni or sono.

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