
Vincenzo Cannova, aforista sardo, attira da anni la nostra attenzione nel mondo social. Sicuramente, senza accorgervene, conoscete gran parte dei suoi aforismi!
Da tredici anni pratica l’arte dello scrivere, la sua carriera inizia su Twitter ma il social diviene una gabbia per lo scrittore, così decide di passare sulla piattaforma Instagram poiché il pubblico non è pretenzioso ma riesce a cogliere l’essenza delle opere, anche in tempi di pubblicazione meno brevi.
Successivamente sei passato su Instagram: è stata una scelta, o i tempi che corrono hanno influito su questo tuo passaggio da Twitter a Instagram?
Sono passato su Instagram, perché su Twitter c’erano sempre delle persone che chiedevano ogni giorno di scrivere e diventava quasi un obbligo, non più un piacere. Inoltre, bisognava condividere i pensieri degli altri, quindi c’era da stare dietro a tante cose e ciò mi rubava troppo tempo, invece, Instagram è abbastanza veloce e pratico.
Secondo te, la gente, ad oggi, quanto è sensibile al tema “arte”, o meglio, riesce a comprendere che la creazione dell’opera avviene in un momento d’estro e non su richiesta del pubblico?
Scrivere, è una cosa che deve venire spontaneamente, non meccanicamente.Per quanto riguarda me, sono un autore e scrivo anche testi di canzoni e musiche per alcuni artisti. È una cosa che mi piace, mi aiuta a vivere, non la considero un vero e proprio lavoro, ma una passione che sono riuscito a far diventare un “lavoro”. Io sono anche un musicista, faccio parte della Banda Militare e dopo aver suonato, quindi dopo aver svolto le mie ore, sono libero di scrivere e di fare ciò che mi piace. Quindi, a volte, quando su Twitter mi veniva quasi imposto di scrivere, non avevo neppure il tempo materiale per farlo.
Ti aspettavi tutto questo seguito, o non avevi idea di ritrovarti in questo marasma?
Avevo già tanti followers su Twitter, quindi un po’ c’ero abituato, però non mi aspettavo tutta questa crescita. Nonostante ciò, il numero di followers non mi ha cambiato, sono la stessa persona di un tempo. Bisogna scindere la persona dal personaggio: nel mondo reale siamo tutti diversi, rispetto a come ci mostriamo sui Social Media. A me non piace apparire, infatti per quanto riguarda le mie foto, non ne posto quasi mai: preferisco rimanere quasi in anonimato.
Perché hai iniziato a scrivere? Ti è venuta l’ispirazione, o hai iniziato per caso?
Tutti noi abbiamo avuto un diario, da piccoli, in cui scrivevamo la nostra vita, la nostra quotidianità, della persona che eravamo e soprattutto della persona che avremmo voluto diventare, i nostri sogni, le nostre incombenze… quindi, rileggendo ciò, bisogna vedere se siamo riusciti ad essere coerenti con ciò che abbiamo scritto in passato, soprattutto per scoprire se riusciamo realmente a ritrovarci nei bambini che eravamo e nei bambini che siamo rimasti anche adesso. Spesso, siamo così presi dalla quotidianità, tanto da dimenticarci che quella parte bambina, non è andata persa, ma risiede sempre dentro di noi: il problema principale è riuscire a scovarla e avere il coraggio di tirarla fuori.
Hai pubblicato un libro intitolato “È la donna che sceglie”
Ho inviato numerosi scritti alla casa Editrice, circa 10.000, è la capo redattrice, una santa, ne ha selezionati una parte. La Donna è ricorrente nei miei aforismi, ecco perché la scelta di questo titolo. Il titolo del mio libro “È la donna che sceglie”, in realtà è soltanto un pezzo dell’aforisma originario, che era “è la donna che sceglie, ma è l’uomo che la bacia”. La seconda parte dell’aforisma, si trova nella prefazione, appena si apre il libro, oltre alla dedica a mia figlia. Ammiro molto la figura femminile, per ciò che riesce a fare, a trasmettere, infatti scrivo spesso su questo tema. Sono a favore di tante iniziative contro la violenza sulle donne, infatti, in varie città italiane ci sono numerose panchine con su scritti i miei pensieri di cui non conoscevo l’esistenza.
Secondo te, è davvero la donna a scegliere?
Sì, senza dubbio. Se la donna si fa avvicinare e corteggiare, vuol dire che era già interessata in partenza. Probabilmente alla donna piace far credere che sia l’uomo ad averla scelta, ma non è proprio così. Anzi, non è mai stato così.
C’è un tuo aforisma che mi ha colpito molto “La malinconia è una panchina sulla quale siedi ad aspettare qualcuno che sai che non verrà mai” viviamo nell’attesa di un ritorno o ricordiamo attimi felici?
Sulla malinconia ho scritto tanto. Alla fine, quando si ama qualcuno, in un modo o nell’altro, si è anche malinconici perché all’altro si lascia sempre un pezzo di sé, che non tornerà più indietro.
Ma, guarda, non si vive nell’attesa perché chi ti vuole ti tiene, non c’è niente da fare, le cose belle non le lasci scappare!
Tra tutti i libri che hai letto, quale ti ha colpito maggiormente?
Da piccolo leggevo Bukowski, poi al Liceo mi capitava di leggere artisti filosofici: sono sempre stato appassionato di filosofi. Quando ho iniziato a scrivere sulla Donna, ho deciso di accantonarli, perché non condividevo i loro pensieri, dato che la donna veniva considerata un’entità inferiore, venendo declassata.
Quale consiglio/frase lasceresti ai lettori?
“Non conta quanto ti costi una cosa, conta quanto la vuoi.” Se si desidera veramente una cosa, si riesce a persuaderla, fino a raggiungerla.
con l’aiuto di Alessia De Luca e Giuseppe La Cava.
