CampaniaCultura e spettacoloEventiVarie

“L’ombra di Totò”: amara riflessione sul senso delle nostre esistenze

Come dev’essere trascorrere la propria esistenza confrontandosi con la grandezza di un personaggio famo-so, avendolo peraltro sempre sostenuto, imitato e molto spesso addirittura sostituito? Può un’esistenza simi-le assomigliare a una gabbia, per quanto dorata, bella, colta e affascinante possa essere, come la “gabbia” dell’arte, del cinema, del teatro?
È la prima, amara riflessione che sorge partecipando emotivamente alla rappresentazione de “L’ombra di Totò”, messa in scena a fine aprile al Teatro Stabile di Catania. L’opera nasce dalla penna della giornali-sta Emilia Costantini ed è adattata al palcoscenico da Stefano Reali, che ne cura la regia. Il filo conduttore della narrazione è la vita (o forse, appunto, sarebbe meglio dire “l’esistenza”) di Dino Valdi (o meglio, di Osvaldo Natale, al secolo!), che proprio del grande attore napoletano Totò è stato controfigura, oltre che le-gato anche nella vita da affetto e devozione.
È da subito un interloquire costantemente con se stesso, anche se Dino (interpretato dal bravo Yari Gu-gliucci) deve, già all’aprirsi della prima scena, fare i conti con l’insistenza e la caparbietà di una giornalista dinamica, intraprendente e astuta (che ha corpo e volto della spigliata Annalisa Favetti), intenta a saperne di più su Totò, ma in realtà poi interessata all’esistenza di chi, appunto, vive all’ombra del grande Artista.
I più attenti si accorgeranno subito (o potrebbero intuirlo molto presto) che si tratta di una cruda riflessione su quanto siamo stati nella nostra vita, su come l’abbiamo spesa e quanto ne siamo stati, o meno, veri pro-tagonisti. Il giorno in cui Dino Valdi si abbandona a tali riflessioni è un giorno speciale per Napoli e per tutta l’Italia, essendo quello il giorno dell’addio a Totò, con il suo funerale che si snoda per le vie della città parte-nopea. È il 17 aprile del 1967 e qualcuno, tra la folla che segue il feretro, grida, qualcun altro ha un malore, qualcun altro ancora impallidisce, credendo di vedere nel corteo nuovamente Totò redivivo. È invece il “no-stro” Dino Valdi.
E proprio Dino scoprirà, da lì a breve, che è ad ogni suo risveglio, amarissimo risveglio, che l’attore “sostitu-to” si abbandona a codesti pensieri, con o senza la voce e le domande immaginarie di una giornalista e tra lo scherno della propria portinaia, che lo deride al pensiero che possa essere anche solo per qualche istante lui il vero divo del grande schermo.
Alla presenza scenica di Gugliucci e Favetti si aggiunge il fascino di Vera Dragone, a completare un trio in grado di rappresentare anime che potrebbero essere le nostre. La Sala Verga di Catania ha già messo in scena la maggior parte dei lavori previsti in cartellone per quest’anno e tutti, più o meno, con il meritato suc-cesso. “L’ombra di Totò” ha arricchito ulteriormente un programma già molto apprezzato dal pubblico etneo, grazie anche all’attenta direzione allo Stabile del campano Luca De Fusco, e che in più occasioni, come questa con Totò, ha ricordato e sottolineato il legame profondo tra le due città, Napoli e Catania.
E come la lava, comune a entrambe, così in questo lavoro, come un fiume lento e caldo che scava nel pro-fondo, ci si avvia alla conclusione e alla chiusura delle quinte, con Valdi che si ritrova come in realtà siamo tutti: soli con noi stessi, a quattrocchi con le nostre anime, a fare i conti con i nostri talenti (nel senso più evangelico del termine!): c’è chi li ha spesi bene, chi li ha sprecati e chi, invece, sotterrati e resi infruttuosi, per paura del fallimento.
Anche a questo, in fondo, serve il teatro e in questo intento, a nostro avviso, è riuscito amaramente e giu-stamente questo prezioso lavoro.

L’OMBRA DI TOTÒ
di Emilia Costantini
adattamento e regia Stefano Reali
Personaggi e interpreti
Dino Valdi Yari Gugliucci
La giornalista Annalisa Favetti
Le donne di Totò Vera Dragone
Scena Carlo de Marino
Costumi Laura de Navasques
Coreografie Lorena Noce
Light designer David Barittoni
Assistente alla regia Enza Felice
Produzione Nicola Canonico per la GoodMood

Articoli correlati

5 maggio 1998, la tragedia da non dimenticare e da cui prendere lezione

Pietro Montone

Assalto al portavalori in pieno centro, presi soldi e pistole delle guardie giurate

Redazione Inveritas

Si conclude al cinema “Zero in Condotta – Lacenodoro Scuola” con la proiezione dei cortometraggi realizzati

Redazione Inveritas

Lascia un commento

* By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Utilizziamo i cookie per una esperienza ottimale di utilizzo. Accetta Leggi tutto