Cronaca

Morte dell’assistente capo della Polizia Aniello Scarpati, il GIP dispone la custodia cautelare in carcere per Tommaso Severino.

“Il suo comportamento si connotava al massimo livello di colpa, apparendo ingiustificabile
sotto tutti i profili valutabili”

In data odierna, il GIP del Tribunale di Torre Annunziata, all’esito dell’udienza di convalida dell’arresto, in
accoglimento integrale delle richieste della Procura della Repubblica, ha convalidato l’arresto e ha disposto
l’applicazione della misura coercitiva della custodia cautelare in carcere nei confronti di Severino Tommaso,
indagato per i reati di cui agli artt. 589-bis, 589-ter c.p. e 590-bis, 590-ter c.p., per avere cagionato, nella notte
tra il 31 ottobre e l’1 novembre c.a., in Torre del Greco, l’incidente stradale a seguito del quale ha perso la vita
l’assistente capo di PS Aniello Scarpati e ha riportato lesioni gravissime l’agente scelto di PS Ciro Cozzolino.
In particolare, il GIP, nel convalidare l’arresto, ha ritenuto che ricorresse la quasi flagranza e che lo stesso
fosse obbligatorio e comunque giustificato dalla gravità dei fatti e dalla personalità dell’indagato.
Secondo la ricostruzione operata dal GIP, nell’occorso l’indagato avrebbe tenuto una condotta caratterizzata
da un “livello di colpa elevatissima”, essendosi posto alla guida dell’autovettura investitrice sotto l’influenza
dell’alcol e della cocaina, essendo risultato positivo alla cocaina e avendo un tasso alcolemico superiore ai
livelli consentiti, e avendo viaggiato a velocità elevatissima, nonostante alcuni dei passeggeri dell’autovettura
dallo stesso condotta lo avessero più volte invitato a moderare la velocità.
Il predetto, inoltre, una volta verificatosi l’incidente, dopo essersi acceso ed aver fumato una sigaretta sul posto,
si era allontanato senza prestare soccorso né agli agenti di PS investiti, né agli altri passeggeri dell’auto dallo
stesso condotta, tra cui tre ragazze minorenni.
Nel provvedimento cautelare il GIP ha affermato che “L’indagato ha mostrato una notevolissima potenzialità
offensiva, ponendosi alla guida di un veicolo in stato evidentemente alterato, tale da modificare la sua
percezione della realtà procedendo ad una velocità altissima, sicché il tragico evento che spezzava in modo
ingiusto, tanto più in quanto evitabile, la vita di un agente impegnato soltanto a svolgere il proprio lavoro, e
metteva a repentaglio altre vite (non soltanto quella dell’agente ferito, ma anche quella dei passeggeri della
vettura condotta dall’indagato, tra cui figuravano minorenni), costituiva una conseguenza verosimile e
prevedibile, direttamente ricollegabile alla condotta incosciente e scellerata del Severino”.
“Il suo comportamento, come evidenziato, si connotava al massimo livello di colpa, apparendo ingiustificabile
sotto tutti i profili valutabili (la preventiva assunzione di alcool e droghe, la velocità altissima alla quale
procedeva, l’insofferenza rispetto alle richieste dei passeggeri della vettura che lo invitavano a rallentare,
l’omissione di soccorso, la successiva fuga), sicché risulta connotato da una gravità estrema, della quale non
si può non tenere conto ai fini della valutazione delle esigenze da preservare col presidio cautelare, avuto
riguardo sia alla personalità del soggetto (peraltro gravato anche da precedenti penali per lesioni e porto
d’armi), sia agli elementi di fatto”.
Infine, il GIP, nell’applicare la più grave delle misure coercitive, la custodia cautelare in carcere, ha ritenuto
che nel caso di specie, “la assoluta gravità delle condotte compiute e la personalità del reo (che ha violato
molteplici precetti) inducono a far concludere nel senso di una totale incapacità del prevenuto a trattenere le
proprie spinte criminose ed a ritenerlo, di conseguenza, incapace di rispettare le prescrizioni imposte con
misure non custodiali” e che “non è possibile formulare una prognosi fausta in ordine alla futura commissione
di reati da parte del prevenuto”.

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