La Cassazione, con l’ordinanza n. 24015/2026, ha chiarito un punto decisivo: i produttori di smartphone non possono più limitarsi a rispettare gli standard tecnici minimi e la marcatura CE. Devono informare in modo completo, aggiornato e comprensibile sui rischi legati all’esposizione alle radiofrequenze e sulle modalità d’uso che possono aumentarla.
Questo non significa che i cellulari siano “pericolosi” in senso assoluto, né che il risarcimento sia automatico. Significa che l’obbligo informativo del produttore diventa parte integrante della sicurezza del prodotto: se le avvertenze sono carenti, poco visibili o non aggiornate allo stato della ricerca, il consumatore può sostenere di non aver potuto scegliere consapevolmente come usare il dispositivo — e questo può aprire la strada a richieste di risarcimento. La Corte di Cassazione rimette al centro il tema della sicurezza dei telefoni cellulari e lo fa con un’ordinanza destinata a fare scuola. La Terza Sezione civile, con il provvedimento n. 24015/2026, ha stabilito che la conformità tecnica di uno smartphone non esaurisce gli obblighi del produttore. In altre parole, rispettare gli standard internazionali e apporre la marcatura CE non basta più: serve un’informazione chiara, completa e aggiornata sui rischi potenziali legati all’uso del dispositivo.
La vicenda nasce dal ricorso di una consumatrice che, dopo anni di utilizzo intensivo del suo smartphone, ha contestato al produttore — indicato nell’ordinanza come Apple — la mancanza di avvertenze specifiche sull’esposizione prolungata alle radiofrequenze, sull’uso in auto o in zone a segnale debole, e sulla vicinanza ai minori. Secondo la donna, informazioni più chiare avrebbero modificato le sue abitudini: chiamate più brevi, uso di auricolari, distanza dal corpo durante la notte. La Suprema Corte richiama la propria giurisprudenza e quella europea: quando un prodotto espone l’utente a rischi non immediatamente percepibili — come le radiofrequenze — il produttore deve adottare cautele aggiuntive, monitorare l’evoluzione scientifica e aggiornare le informazioni al pubblico. Non basta rispettare le soglie tecniche: serve trasparenza.
La Cassazione sottolinea che l’emissione di radiofrequenze varia in base alle condizioni d’uso:
- chiamate lunghe,
- segnale debole,
- uso in auto o treno,
- contatto diretto con il corpo,
- presenza di minori.
In queste situazioni l’esposizione può aumentare sensibilmente, e il consumatore deve essere messo in condizione di saperlo. Ovviamente questa decisione apre nuovi scenari perché la pronuncia non parla di “cellulari pericolosi”, ma di informazione insufficiente. È una distinzione cruciale: il rischio non è considerato certo, ma possibile. E proprio per questo, secondo la Corte, il produttore deve avvertire. La decisione quindi potrebbe avere effetti rilevanti perché:
- spinge i produttori a rivedere le avvertenze sui dispositivi;
- apre la strada a nuove azioni legali basate sulla carenza informativa;
- rafforza il principio europeo della tutela del consumatore, già esteso anche ai distributori che si presentano come produttori.
La Cassazione non introduce un allarme sanitario, ma un cambio di paradigma: la sicurezza non è solo tecnica, è anche informativa. E quando l’informazione manca, il consumatore può chiedere conto al produttore.
