Il Consiglio di Stato ha definito il contenzioso amministrativo riguardante la cava di località Turci, rigettando integralmente i motivi di appello formulati dal Comune. I giudici della Magistratura Amministrativa hanno confermato la legittimità degli atti impugnati e ha condannato l’Amministrazione comunale al pagamento di 6.000 euro a titolo di spese di giudizio, oltre ai compensi del verificatore designato nel corso del procedimento.
Nel corso del giudizio, il Comune aveva sollevato obiezioni in merito alla legittimità della proroga regionale, sostenendo che l’intervento avesse subito modifiche sostanziali e che l’incremento del 30% della capacità estrattiva necessitasse di nuove valutazioni, anche sotto il profilo ambientale, paesaggistico e della tutela delle risorse idriche. Il Consiglio di Stato, tuttavia, ha respinto tali argomentazioni, ritenendo che il provvedimento regionale del 2020 non autorizzasse l’avvio di una nuova attività estrattiva, bensì consentisse il completamento del progetto già approvato nel 2012. Secondo i giudici, inoltre, l’incremento del 30% era già previsto nell’originario progetto autorizzato e non costituiva, pertanto, una modifica introdotta con il provvedimento del 2020.
