Bit & ByteVarie

I chatbot sembrano coscienti? Perché ci caschiamo (e cosa significa davvero)

close up of deepseek ai chat app on smartphone

Negli ultimi anni i chatbot basati sull’intelligenza artificiale sono diventati così realistici da spingere molti a chiedersi se possano essere coscienti. La discussione si è riaccesa quando il biologo evoluzionista Richard Dawkins ha ipotizzato che Claude, uno dei modelli linguistici più avanzati, possa avere una qualche forma di “esperienza interiore”. Non ha detto che è cosciente, ma che parlarci dà l’impressione di interagire con una mente vera. Ed è proprio qui che nasce il problema. Questa è una storia che si ripete: da Eliza a LaMDA fino ai modelli moderni. L’idea che un programma possa “sentire” qualcosa non è nuova. Tre episodi documentati lo dimostrano:

  • Eliza — negli anni Sessanta, un semplice programma che riformulava le frasi degli utenti riuscì a creare legami emotivi fortissimi. Alcuni pazienti credevano davvero di parlare con una terapeuta.
  • LaMDA — nel 2022 un ingegnere di Google sostenne che il chatbot fosse senziente. Fu allontanato, ma il dibattito esplose.
  • Claude — oggi Dawkins parla di “impressione di coscienza”, segno che la sensazione è sempre più forte.

Ogni generazione di chatbot, più avanzata della precedente, ha prodotto la stessa reazione: gli esseri umani tendono a proiettare mente ed emozioni su ciò che parla come noi.

Ma perché sembrano coscienti anche se non lo sono?

La maggior parte degli esperti concorda sul fatto che i chatbot non sono coscienti. Non hanno esperienze soggettive, non provano emozioni, non hanno un “sé”.

Ma vediamo in breve come funzionano davvero?

  • Sono modelli linguistici, sistemi che analizzano enormi quantità di testo.
  • Predicono la parola più probabile da dire dopo l’altra.
  • Non comprendono il significato come un essere umano.
  • Non hanno intenzioni, desideri, memoria autonoma o percezioni sensoriali.

Eppure l’illusione è potentissima. Perché?

  • Parlano in prima persona (“io”).
  • Mostrano empatia simulata.
  • Mantengono il contesto.
  • Usano toni naturali, coerenti, umani.

Il risultato è un fenomeno psicologico noto come antropomorfizzazione: attribuiamo mente e intenzioni a ciò che si comporta come se le avesse. Quindi il rischio che ne concorre è quello dei legami emotivi. Infatti molti studiosi temono che gli utenti possano sviluppare legami affettivi con sistemi che non possono ricambiare. Non perché siano “deboli”, ma perché il nostro cervello è programmato per rispondere al linguaggio umano come se provenisse da una persona.

Senza considerare che è quello stesso meccanismo che porta a:

  • parlare alle piante
  • dare un nome all’auto
  • affezionarsi a un personaggio immaginario

Con i chatbot, però, l’effetto è molto amplificato perchè rispondono, ricordano il contesto, si adattano al tono e quando si adattano al tono ti sembra davvero di interagire con un essere umano. Infatti negli ultimi tempi visto che il dibattito si è acceso in modo potente, la proposta degli esperti e stata quella di più trasparenza e meno ambiguità.

Per evitare confusione tra simulazione e coscienza, alcuni ricercatori suggeriscono:

  • rendere i chatbot meno antropomorfici
  • spiegare meglio come funzionano
  • evitare che parlino come se provassero emozioni
  • educare gli utenti alla distinzione tra intelligenza e coscienza

L’obiettivo non è “raffreddare” la tecnologia, ma evitare fraintendimenti profondi.

Quindi la domanda è  “verità dietro l’illusione”?

Anche se l’intelligenza artificiale appare sempre più umana, dietro le sue risposte resta soprattutto un sistema statistico estremamente sofisticato che imita il linguaggio umano con efficacia sorprendente. E l’impressione di coscienza nasce più dal nostro cervello che dalla macchina.

Articoli correlati

Le Pillole di francesco Vitulano

Francesco Vitulano

Le pillole di Francesco Vitulano

Francesco Vitulano

Il Santo del giorno: S. Tommaso Moro

Redazione Inveritas

Utilizziamo i cookie per una esperienza ottimale di utilizzo. Accetta Leggi tutto