Salerno e provincia

Morte al Ruggi di Salerno, il direttore generale: “Medici e sanitari hanno fatto tutto ciò che era necessario. Non si è riscontrata alcuna mancanza di assistenza alla paziente”. L’UDC, “sterili giustificazioni e auto assoluzioni”

“Medici e sanitari hanno fatto tutto ciò che era necessario. Non si è riscontrata alcuna mancanza di assistenza alla paziente”. È questo quanto dichiarato dal Direttore Generale dell’Azienda ospedaliera-universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno, il dottore Vincenzo D’Amato in merito alla tragica vicenda della signora Cristina Pagliarulo. Lo stesso in un comunicato spiega che la direzione dell’ospedale ha avviato “un’indagine interna, affidandola alla struttura del Rischio Clinico attraverso la “root cause analysis”, un’analisi che punta a individuare le reali cause dell’evento. Dalla ricostruzione emerge che la paziente è stata sottoposta a un trattamento approfondito: tredici esami ematici, otto esami strumentali, sei consulenze specialistiche e diverse emotrasfusioni post-intervento. La relazione conclude che l’assistenza ricevuta è stata “complessivamente congrua”, senza rilevare condotte censurabili da parte del personale sanitario”. Di qui lo “sconcerto per le critiche mediatiche” che danneggiano l’immagine dell’azienda”. In sostanza si lascia intendere che si è in giudizi “affrettati”, pur in presenza di immagini che hanno scioccato l’opinione pubblica.

E sulla nota diffusa dal Direttore Generale dell’Azienda ospedaliera-universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno, dottore Vincenzo D’Amato, interviene Mario Polichetti, responsabile nazionale del Dipartimento Salute dell’Udc. “Non possiamo accettare che si cerchi di minimizzare un caso così drammatico dietro sterili giustificazioni e auto assoluzioni. Il punto non è se siano stati effettuati esami o consulenze, ma se la paziente sia stata assistita in maniera tempestiva ed efficace, evitando il tragico epilogo. Questo è ciò che la comunità e la famiglia chiedono: chiarezza e verità. È inaccettabile -prosegue Polichetti – che chi riveste un ruolo di responsabilità si permetta di derubricare le preoccupazioni dell’opinione pubblica a una mera ‘aggressione mediatica’. La sanità deve rispondere ai cittadini, non arroccarsi in una difesa corporativa”. Il problema del sovraffollamento e della carenza di risorse è reale e noto da tempo, ma non può essere un alibi per errori o mancanze nell’assistenza ai pazienti. “Se l’ospedale soffre di carenze strutturali e di personale, è compito della direzione aziendale farsi carico del problema, non utilizzarlo come scudo – conclude Polichetti -. La morte di una paziente non può essere liquidata con un semplice ‘abbiamo fatto il possibile’. Occorrono risposte concrete, assunzione di responsabilità e, soprattutto, un cambio di passo nella gestione della sanità pubblica. Il rispetto per la professionalità degli operatori sanitari non deve essere usato per nascondere falle organizzative che mettono a rischio vite umane”.

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